Chicche di stile: il chiodo di pelle

Questa settimana la rubrica Chicche di Stile si occupa di una giacca nata agli inizi del ‘900 che ha attraversato intere generazioni senza passare mai di moda: il chiodo di pelle. Con questo nome viene definito in Italia il giubbotto di pelle creato nel 1913 dai fratelli Irving e Jack Scott in una piccola bottega di New York.

Questa settimana la rubrica Chicche di Stile si occupa di una giacca nata agli inizi del ‘900 che ha attraversato intere generazioni senza passare mai di moda: il chiodo di pelle. Con questo nome viene definito in Italia il giubbotto di pelle creato nel 1913 dai fratelli Irving e Jack Scott in una piccola bottega di New York. Solo qualche anno dopo, nel 1928, questo capo divenne un famoso e apprezzato dopo che fu creato per un motociclista di passaggio. Infatti proprio i motociclisti diedero popolarità al biker di pelle con l’aiuto del distributore Long Island per Harley Davidson, i fratelli Scott riuscirono a trasformare il chiodo in un capo must have.

Nonostante fosse nato come giacca esclusivamente maschile, col tempo anche il gentil sesso iniziò ad innamorarsi del chiodo di pelle tanto che nel 1931 Marlene Dietrich decise di indossarlo nel film “Disonorata”, affermando che il biker di pelle era “una giacca da bulli ma anche capospalla per pupe”. Sulle passerelle e nel mondo della moda arrivò nel 1960, grazie a Yves Saint Laurent.

Quest’anno il chiodo di pelle compie 90 anni e resta senza dubbio uno delle giacche indispensabile e must have da avere in ogni armadio. Un evergreen che non passa mai di moda ma che anzi alla moda si adatta e dalla stessa si fa plasmare: di stagione in stagione, di generazione in generazione, la giacca di pelle è un capo intramontabile. Infatti può essere abbinato con infinite tipologie di look: dal minidress da cocktail al tubino nero, dal jeans casual fino ad arrivare all’haute couture di abiti lunghi da sera che vengono alleggeriti proprio dallo stile del chiodo di pelle che dona al look un’anima un po’ rock e ribelle.

  

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