La Fondazione Alda Fendi apre le porte di Palazzo Rhinoceros: apre la città dell’arte e della cultura a Roma

Le rughe della pietra, l’acciaio che le sostiene o le arreda, il colore del design che esplode, la tecnologia a vista, il rigore degli spazi immerso nel traboccante fulgore della città eterna. Jean Nouvel porta il suo talento a Roma per riportare alla vita e all’arte il palazzo scelto come sede e centro di ricerca della Fondazione Alda FendiEsperimenti. E’ ‘rhinoceros’, un palazzo nel cuore dell’antica Roma, all’ombra dell’Arco di Giano, a due passi dal tempio di Vesta e dalla Bocca della Verità, che Nouvel ha fatto rinascere nel segno del contrasto. ”La mutazione del mondo e la libertà di ricostruire, valorizzando le anomalie, in un dialogo tra passato e presente e in un continuo lavoro sulla materia”, dice nei suoi abiti neri aggirandosi nell’antica dimora riportata alla luce. Luogo polivalente, ospita 24 residenze ma anche spazi espositivi e botteghe, intorno alla corte e sovrastate dalla meraviglia della terrazza a 360 gradi con una vista unica al mondo. E lì il ristorante Caviar Kaspia.

 ”La mutazione del mondo e la libertà di ricostruire, valorizzando le anomalie, in un dialogo tra passato e presente e in un continuo lavoro sulla materia”, dice nei suoi abiti neri aggirandosi nei colori a contrasto dell’antica dimora riportata alla luce. Un luogo polivalente, che ospita 24 residenze, ognuna con una sua netta personalità, ognuna con alcuni pezzi di design iconici, ma anche spazi espositivi e botteghe (già attiva quella dove si parla di insetti come cibo del futuro), che ruotano intorno alla corte razionale e candida e sono sovrastate dalla meraviglia della terrazza a 360 gradi con una vista unica al mondo, spettacolo nello spettacolo. E lì il ristorante Caviar Kaspia. ”Sulle facciate, abbiamo conservato tutto ciò che poteva testimoniare il passaggio del tempo…per mettere meglio in evidenza – spiega Nouvel – le differenti stratificazioni, per permettere la scoperta di un palazzo che ha smesso di invecchiare – e questo senza chirurgia estetica (tutte le sue rughe sono amate e conservate)…Questo principio rafforza il radicamento di queste costruzioni nella storia”. Fuori, nell’area del Velabro, l’Arco di Giano riprende vita grazie all’illuminazione di Vittorio e Francesca Storaro.

    Davanti il grande Rinoceronte bianco di Urs Fisher, ma a partire da domani arriveranno le tante iniziative della linea culturale di Raffaele Curi, a partire dai disegni delle architetture di Michelangelo, L’adolescente sempre di Michelangelo in prestito dall’Ermitage di san Pietroburgo, e poi William De Kooning e Pierre et Gilles che illuminano con la loro opera un lato della facciata. Ma è solo l’inizio. Luogo vivo quindi, nel quale la parola d’ordine – spiega ancora Jean Nouvel, è ”azione e reazione”. Per un lavoro durato sette anni, nel quale ”i problemi trovati sono diventati stimolo creativo”. E non c’è nulla di nascosto, nulla che non meriti di essere celebrato: le rovine del passato diventano protagoniste di pannelli che decorano le residenze, e ”anche l’espressione della tecnica non è nascosto” e gli impianti sono a vista, in teche che hanno qualcosa di sacro. Nella corte poi ad un certo punto esplode la musica, Bella ciao e poi la voce e il volto di Vincent Gallo danno vita ad Antonio, dal Giulio Cesare di Shakespeare, con la regia di Raffaele Curi, atto d’accusa a chi, affacciato ai balconi, lo guarda ma fa finta di non ascoltarlo. ”Mi sentite?”


   

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